Migranti, naufragio al largo della Tunisia: un morto e 22 dispersi. La Open Arms salva 100 persone

Catania, 12 febbraio 2021

Con il mare già molto mosso e il buio della notte, nel Mediterraneo centrale si sono consumate una tragedia e una sorta di miracolo: da un lato, il naufragio di una barca al largo della Tunisia, con un morto, 22 dispersi e 25 sopravvissuti; dall’altro la corsa contro il tempo della Open Arms che, meno di 24 ore dopo il primo salvataggio di 40 persone, nella serata di ieri è riuscita a raggiungere un’imbarcazione con 106 migranti a bordo che ha potuto recuperare. L’onda lunga delle partenze dalle coste mediterranee dell’Africa, che la scorsa settimana aveva fatto registrare numeri record con circa 1500 persone riportate indietro dalla Guardia costiera libica e altre 500 recuperate da una nave Ong o arrivate autonomamente a Lampedusa, non si è ancora arrestata. E questo, nonostante in queste ore le condizioni del mare nel Mediterraneo centrale e nel Canale di Sicilia siano proibitive.

Da Tunisi, la notizia diffusa dalla Marina militare del naufragio di una imbarcazione su cui c’erano 48 migranti di diverse nazionalità africane, e tra loro sei donne. La barca si sarebbe rovesciata e sono tutti finiti in acqua: 25 sono stati salvati, anche con l’aiuto di pescatori che erano in zona, altri 22 sono dati per dispersi mentre un cadavere è stato recuperato. L’incidente è avvenuto al largo delle coste africane tra Tunisia e Libia, a sud di Lampedusa.

Nel frattempo, la Open Arms, la piccola nave umanitaria della omonima Ong spagnola, aveva invertito la rotta che aveva avviato verso nord dopo aver soccorso, venerdì sera, 40 persone, per tornare indietro e raggiungere in tempo un gommone su cui c’erano un centinaio di persone. A segnalare l’imbarcazione in difficoltà alle autorità marittime di quel tratto di Mediterraneo, Libia, Malta, Italia, era stata Alarm Phone, il «centralino dei migranti»; poi l’imbarcazione era stata anche avvistata da uno degli aerei da ricognizione della Ong tedesca Sea Watch. Ma nessuno sembrava volere intervenire. A poca distanza, una petroliera che ha sorvegliato la rotta dei migranti da lontano.

La Open Arms, dopo ore di navigazione, è riuscita a raggiungere il gruppo di migranti e a trarli in salvo sulla propria nave che ora attende un «pos», un porto sicuro, in cui poterli sbarcare: Pochi minuti dopo aver messo in salvo 106 persone in alto mare – ha twittato la Ong catalana – la barca si è rovesciata e si è spezzata, con l’arrivo del temporale di onde alte 4 metri». La nave di Open Arms è di piccole dimensioni e un numero così alto di persone a bordo è un rischio, per via della pandemia. La Ong ha anche fatto sapere di avere raggiunto il gommone appena in tempo perché nei pressi c’era già una motovedetta della Guardia costiera libica. Non c’è stata, però, una «contesa» tra gli equipaggi delle due navi, così come era avvenuto il giorno prima per il salvataggio dei 40 migranti.

(fonte: lastampa.it)

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