Ucciso per la seconda volta Soumaila Sacko.

Dall’estate del 2018 sulla bacheca della Casa è appesa la copia del volto di Soumaila Sacko, a ricordarci quotidianamente che in questo strano paese, nonostante tutto, si rischia di essere uccisi per aver raccolto un pezzo di ferro arrugginito e a ricordarci che per avere giustizia, in questo strano paese, ci vuole coraggio e perseveranza. Non avremmo mai immaginato, però, che questa triste vicenda potesse avere un epilogo cosi incredibile.

E’ di pochi giorni la notizia della scarcerazione di Antonio Pontoriero, il 45enne condannato a Ventidue anni di carcere per l’omicidio volontario di Soumaila Sacko, il bracciante del Mali, sindacalista dell’USB, ucciso con un colpo di fucile in testa il pomeriggio del 2 giugno 2018 mentre si trovava in un terreno abbandonato nelle campagne di San Calogero, nel Vibonese.

L’uomo sparò diversi colpi di fucile al giovane maliano e ad altri due braccianti agricoli che quel giorno si trovavano all’interno di una fornace abbandonata ( e sotto sequestro giudiziario poichè al suo interno la GdF ritrovò 135mila tonnellate di rifiuti tossici) alla ricerca di vecchie lamiere per costruire una baracca nella tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria.  Per questo la procura chiese 30 anni di reclusione.

Uno di loro, Madihieri Drame, testimone chiave del processo contro quell’uomo accusato non solo di omicidio volontario e tentato omicidio plurimo, ma anche di detenzione illegale di armi da fuoco, lottò con coraggio e determinazione in ogni passaggio dell’indagine per ottenere giustia per l’amico ucciso.  Gli inquirenti hanno appurato come sul luogo di quel delitto ci sia stato un vero e proprio “tiro al bersaglio”. Dopo aver sparato al giovane alla testa, Pontoriero avrebbe cercato di colpire anche gli altri due uomini, come se fossero bersagli in movimento.

Oggi questo “uomo”, condannato una settimana fa a 22 anni per aver ucciso deliberatamente un giovane e aver tentato di ucciderne altri due,  viene scarcerato e posto agli arresti domiciliari. Per un errore giudiziario dicono …

Soumaila Sacko, giovane, emigrato, bracciante, sindacalista, quando è stato colpito non è morto sul colpo. La sua agonia era durata cinque ore ….. continuerà dopo questa scarcerazione.

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